[ mercoledì 14 gennaio 2009 ]

 

Il peggio forse ha un nome. Spese collettive per interessi privati


Paolo Pizzarotti sul Parma Calcio. Il potente costruttore parmigiano sembra interessato alle quote per realizzare il nuovo stadio in zona Fiera. Così ha scritto nei giorni scorsi il Corriere della Sera.
Gli interessi della famiglia Pizzarotti sono nell’edilizia (costruirà anche la futura metropolitana di Parma – la più corta d’Europa), in tutt’Italia e nel mondo, ma non solo. E’ presente nel campo alimentare, nelle fiere, e in quello dell’informazione (Teleducato e TV Parma). Il successo degli imprenditori italici è spesso legato al controllo dei media. Perché una stampa addomesticata permette (anche) di appaltare lavori inutili (da far pagare alla collettività a peso d’oro) e di impoverire il patrimonio pubblico, senza che l’opinione pubblica ne sia correttamente informata. Il capitolo “nuovo stadio” a Parma sembra prefiggersi proprio questo. Costruire del nuovo (inutile) e mettere le mani sul patrimonio della città (nella fattispecie: la centralissima area Tardini).
L’idea di costruire una “Cittadella dello Sport” (con tanto di stadio) a Baganzola (dove, guarda caso, Pizzarotti possiede diversi terreni) fu lanciata sui media proprio un anno fa (era il 17 gennaio del 2008) da Arturo Balestrieri, l’uomo di Banca Monte (ma anche del PD, ed ex candidato sindaco di Parma Può), nominato di recente nel consiglio d’amministrazione del Parma Football Club. E Banca Monte (che detiene il 20% delle quote di Parma Fc) ha già fatto sapere che è disposta a cederne una buona parte agli imprenditori locali.Banche, imprenditori, politicanti, maneggioni e arrivisti. E’ questo il fronte travestito di crociato che parla di parmigianità per campare alle spalle della collettività.

[ venerdì 2 gennaio 2009 ]

 

Balestrieri nel cda del Parma. Il peggio che avanza

Arturo Balestrieri, già consigliere d’amministrazione di Banca Monte (tra i proprietari del club crociato), è entrato ufficialmente nel cda del Parma Fc come Consigliere.
Trasformismo e opportunismo sono i leitmotiv della sua lunga carriera. Dopo esser stato assessore allo Sport per la giunta Ubaldi (di centrodestra), si è contrapposto ai suoi ex colleghi alle ultime elezioni comunali, dando vita alla lista centrista “Parma Può” (di cui era il candidato sindaco). Trombato alle urne è stato poi “stranamente” salvato dalla Provincia (maggioranza di centrosinistra) che lo ha nominato Consigliere d’amministrazione della Fondazione Monte Parma, come a ricompensarlo per la sua azione elettorale (che mirava a rubare consensi proprio al centrodestra). Pochi mesi dopo aderiva all’allora nascente PD (Partito Democratico), dove veniva eletto all’Assemblea Costituente Regionale.
Arturo Balestrieri, da quando è uscito dalla giunta Ubaldi, ha utilizzato anche la locale squadra di pallone per rilanciare la sua popolarità. Una cosa poco ammirevole di per se, ma pericolosa per ciò che genera e per ciò che punta a realizzare nel tempo. Perchè, come dimostrano i fatti, le sue politiche favoriscono le oligarchie a dispetto della collettività.
La lista “Parma Può”, radunando ex ultras convertiti al “tifo” politicamente corretto (A. Giovati, del piccolo ma influente club detto “Settore crociato”), ex questurini (F. M. Mazzamurro, ex vice-questore ed ex capo della Digos), ex giocatori-dirigenti (L. Minotti) e politici rampanti, ha dimostrato che il consociativismo non è un sospetto ma una realtà. Un inciucio made in Parma, che spesso invoca il dialogo per praticare il collaborazionismo, per cui i “tifosi” approvati dal potere difendono la repressione del governo e della polizia, i rincari dei biglietti, e anche i progetti commerciali per il Tardini.
La curva, centro della passione popolare, fu utilizzata da “Parma Può” per fare propaganda elettorale, ignorando il principio per cui allo stadio non si fa politica. Ancor più grave (almeno dal punto di vista morale): non propagandarono grandi ideali animati da sentimenti altruistici, ma chiesero voti per se, per Arturo Balestrieri sindaco, e per i propri compagni di merende elettorali. “Parma Può” è stato anche questo. Un banchetto davanti ai cancelli del Tardini e la distribuzione di volantini e santini in curva nord, sfruttando la popolarità ottenuta grazie al Parma (nel ruolo di giocatori o di tifosi con buona visibilità mediatica).
Arturo Balestrieri nel gennaio del 2008, quando era già nel consiglio d'amministrazione di Fondazione Monte Parma e dirigente del PD, è intervenuto pubblicamente chiedendo di trasferire lo stadio di calcio parmigiano a Baganzola per "riqualificare" la zona Tardini (nuovi condomini e centri commerciali?). In pratica: allontanare lo stadio dalla città, per favorire le speculazioni edilizie e commerciali. Probabilmente è questo uno degli obbiettivi a lungo termine di Banca Monte, che come tutte le banche: più che dare ama prendere. Adesso Arturo Balestrieri e nel cda del Parma Fc. Un parmigiano, ma che non rappresenta Parma. Rappresenta solo Banca Monte e quel consociativismo proprio di “Parma Può”. Si salvi chi può.

[ mercoledì 31 dicembre 2008 ]

 

Test

Attivazione blog di ParmaWatch.

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